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Storia David PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 26 Novembre 2009 10:05

DAVID, TRA STORIA E LETTERATURA


Di Cortese E.

David è nominato ben ottocento volte nell’Antico Testamento e una sessantina nel Nuovo Testamento, ma la figura e la vita di David sono descritte sopratutto in 1-2Sam (a partire da 1Sam 16) fino 1Re 1-2, nonché 1Cr. Quelli fanno parte della cosidetta Opera deuteronomistica (= ODtr) e queste, secondo un’opinione abbastanza diffusa, fanno parte di quella del Cronista (= OCr). L’ODtr abbraccia i libri seguenti: Dt, Gs, Gdc, 1-2Sam e 1-2Re; l’OCr abbraccia 1-2Cr, Esd e Ne. Questa constatazione è necessaria, perché figura e vita di David vanno lette entro le cornici delle due rispettive opere e da esse vanno eventualmente ritagliate. L’ODtr, nella sua prima stesura o redazione risale, secondo l’opinione che preferiamo, al sec. VII, probabilmente attorno al 620 a.C., quando l’impero assiro sta per tramontare; una sua seconda redazione vien fatta dopo la distruzione di Gerusalemme del 586 a.C., evento da essa narrato nei capitoli finali dell’opera; ormai a dominare il mondo sono i Babilonesi. L’OCr viene composta o redatta attorno al 350 a.C., quando sta per fìnire il dominio dei Persiani, succeduti ai Babilonesi, e sta per cominciare quello ellenistico di Alessandro Magno e dei successivi Diadochi.
David, però, è vissuto molto prima dell’ODtr: nel 1000 a.C.. Se si vuol ricavare dai racconti letti nelle due opere i veri fatti storici occorre un difficile lavoro di ripulitura e di sfrondamento, perchè nel corso dei secoli i fatti narrati hanno subìto modifiche, aggiunte o tagli, seguendo il gusto o le istanze delle varie epoche attraverso cui i racconti sono passati. Ci accorgiamo subito di questo se leggiamo la storia di David nelle due opere menzionate.

1. David nell’Opera deuteronomistica

La storia di David inizia in 1Sam 16, continua in tutto 2Sam e finisce in 1Re 2. Gli studiosi l’avevano suddivisa in due blocchi, anche letterariamente distinti: ascesa al trono (1Sam 16-2Sam 5) e successione a David (2Sam 7-1Re 2); in mezzo c’è 2Sam 6, che si collega o fa parte della storia dell’arca, raccontata nei primi capitoli di 1Sam. Infatti, 2Sam 6 narra il trasporto dell’arca a Gerusalemme ad opera di David.

1.1. David alla corte di Saul

Cominciamo a leggere l’attuale racconto.In esso l’episodio famoso di David e Golia (1Sam 17) è eterogeneo e particolare per il suo carattere leggendario. Ce lo conferma la strana notizia di 2Sam 21,19! La strada per entrare alla corte di Saul è tracciata in modo diverso nel capitolo precedente, che narra l’unzione da parte del profeta Samuele e poi la malattia nervosa di Saul, che chiama David, come suonatore di cetra capace di calmare i nervi del re. Comincia così una prima fase della vita di David a corte. Qui David si afferma subito, facendo amicizia con i figli del re, Gionata e Mikal; quest’ultima diviene sua sposa dopo che il padre, venendo meno alla promessa fatta, gli rifiuta quella maggiore, Merab. Mikal viene conquistata con duecento prepuzi di Filistei, invece dei cento richiesti da Saul, che, ponendo questa condizione, comincia a rendere la vita difficile al suo giovane antagonista. David si distingue subito anche nelle imprese guerresche. Cosi la sua fama irrita ulteriormente Saul. Al suo secondo tentativo di ucciderlo, David, protetto da Gionata e da Mikal, è costretto a fuggire.

1.2. David perseguitato da Saul

Con 1Sam 20 comincia una seconda tappa della sua vita. Si circonda di banditi, vive alla macchia e siì difende da Saul, che cerca di catturarlo. Due volte gli risparmierà la vita, con grande rispetto per «l’unto del Signore» (1Sam 24,7). Al contrario, Saul si rivela sempre più iracondo. Non solo persegue David, ma fa strage dei sacerdoti di Nob, nel cui santuario David aveva cercato disperatamente rifugio e appoggio; di essi scampa solo Ebiatar. Si tratta di uno dei momenti peggiori per il nostro personaggio. Mette al riparo i suoi genitori in Moab, al di là del Giordano, ma lui stesso è costretto a tentare una prima volta di rifugiarsi addirittura dai Filistei, gli acerrimi nemici d’Israele; ma questo primo tentativo non riesce. Rimane ai bordi della zona filistea, a Keila, da dove le soffiate degli amici di Saul lo costringono a fuggire verso Hebron, a Zif, dove ha luogo l’ultimo affettuoso e doloroso incontro con Gionata, che gli predice il regno. Anche lì non è sicuro; eppure è a questo punto tragico della sua vita che egli manifesta la sua magnanimità e il suo rispetto per il re. Anche l’appoggio spirituale di Samuele vien meno, perché il profeta muore.
Proprio in questo momento, accanto alla predizione consolante dell’amico Gionata, discendente di diritto sul trono di Saul, arriva Abigail, moglie di Nabal, che nel tentativo riuscito di calmare le ire di David contro suo marito, gli assicura:
«... Sì, certamente il Signore farà al mio signore una casa stabile, perchè il mio signore combatte le guerre del Signore, e non si trova in te alcun male fin dai tuoi primi giorni. Un uomo si è levato per inseguirti e per fare ricerca della tua vita, ma la vita del mio signore è racchiusa nello scrigno della vita presso il Signore tuo Dio, mentre la vita dei tuoi nemici la frombolerà col cavo della fionda. E quando avverrà che il Signore avrà fatto al mio signore tutto quel bene che ha predetto a tuo riguardo, costituendoti principe su Israele, allora questa cosa non sarà di rimorso e di ansietà per il cuore del mio signore; l’aver effuso il sangue inutilmente e l’esserti fatto giustizia con la tua mano, o mio signore. E quando il Signore avrà fatto del bene al mio signore, ti ricorderai della tua serva» (1Sam 25,28-31).
E dopo l’immediata morte di Nabal, David la prende in moglie.
Dopo aver risparmiato una seconda volta la vita di Saul, David riesce finalmente a trovare un rifugio sicuro presso il filisteo Achis di Gat. Preannunciata da Samuele – evocato tra i morti dalla pitonessa di Endor su richiesta di Saul – si approssima, intanto, la fine tragica del re. Con furbizia e saggezza tante volte manifestate, David riesce a barcamenarsi tra le esigenze dei Filistei e l’amicizia con quelli di Giuda, che difende dagli Amaleciti. Riesce anche a farsi lasciar fuori dalla battaglia finale dei Filistei contro Saul, finito tragicamente con Gionata sui monti di Gelboe. Nessuno meglio di David, già noto come cantore, poeta e grande amico di Gionata, poteva elevare su di essi il famoso lamento (2Sam 1,19-27), senza dubbio sincero e magnanimo ma anche ben calcolato!

1.3. L’ascesa al trono

Comincia ora per David la vera e propria ascesa al trono. Si allontana dai Filistei e a Hebron diviene re di Giuda. Non è casuale la breve guerra civile tra Nord e Sud, mentre il nuovo re comincia le manovre per regnare su tutto Israele, accattivandosi le simpatie di quelli di Iabes di Galaad, di là del Giordano, che avevano onorato il cadavere di Saul e di Gionata; e sopratutto facendosi amico Abner, generale in capo di lsh-Baal, discendente di Saul salito nel frattempo sul trono a Mahanaim, anch’essa in Transgiordania: un re davvero marginale per Israele.
Passato dalla parte di David, Abner trascina con sé Israele, e gli restituisce la moglie Mikal, che Saul aveva nel frattempo data a Paltiel. Due successivi episodi luttuosi, la vendetta di Gioab su Abner, che nella guerra civile gli aveva ucciso un fratello, e l’assassinio di lsh-Baal, semplificano ulteriormente le cose a David, che fa ogni sforzo per dimostrare di essere innocente in tali vicende. Effettivamente, Abner poteva far ombra più a Gioab che imbarazzare lui.
Raggiunto così il traguardo, egli sposta il centro del regno. A Hebron ha regnato sette anni e mezzo. Ora ha trentasette anni: regnerà ancora per trentatré. Conquista Gerusalemme e si libera praticamente dei Filistei (2Sam 5). Da questo momento in poi egli può cantare:

«Nell’angoscia ho gridato al Signore; / egli mi ha risposto e mi ha tratto al largo.
Il Signore è per me: non avrò timore; / cosa può farmi un uomo?
Il Signore è per me quale aiuto; / potrò sfidare quelli che mi odiano.
È bene rifugiarsi nel Signore, / anziché confidare nell’uomo.
È bene rifugiarsi nel Signore, / anziché confidare nei potenti.
Tutte le genti mi avevano circondato, / ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Mi avevano circondato, mi avevano accerchiato, / ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Mi avevano accerchiato come api, / – divamparono come fuoco tra le spine – ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Venni spinto con forza perché cadessi; / ma il Signore è venuto in mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore, / egli si è fatto salvezza per me.
Grida di giubilo e di vittoria, / nelle tende dei giusti!
La destra del Signore ha compiuto meraviglie; / la destra del Signore si è elevata,
la destra del Signore ha compiuto meraviglie.
Non morrò, resterò in vita, / in modo che annunzi le gesta del Signore» (Sal 118,5-17).

Il salmo non è tutto di David; certe espressioni presuppongono già il tempio (v. 20 ss). Ma quanto abbiamo riportato sembra rievocare sopratutto alcuni momenti della sua vita. Di quella che abbiamo visto e di quella che stiamo per vedere. È significativo che il senso letterale del verbo «li ho sconfitti» (v. 10 ss) è «li ho circoncisi». Si dovrebbe, dunque, trattare di un’allusione all’episodio narrato in 1Sam 18,22-27, per conquistare la mano di Mikal!

1.4. Il trasporto dell’arca

Quella che si riteneva fosse la storia dell’ascesa al trono termina con il già ricordato episodio del trasporto dell’arca nel nuovo centro politico, che diventa in tal modo anche centro religioso. L’operazione riesce solo al secondo tentativo. Va inoltre ricordato che il raggiungimento della nuova sede per l’arca è segnato da una perdita: quella di Mikal, appena tornata all’harem davidico. Ella ha disprezzato le bizzarre manifestazioni di gioia del marito durante il trasporto dell’arca: una disapprovazione del carattere un po’ pagano (gebuseo?) del nuovo culto? David le risponde:
«Voglio danzare alla presenza del Signore, che mi ha preferito a tuo padre e a tutta la tua casa, stabilendomi principe sul popolo del Signore, su Israele; sì, alla presenza del Signore mi renderò spregevole ancor più di così e sarò umile ai suoi occhi, ma presso le serve di cui mi parli, presso di loro, voglio coprirmi di gloria» (2Sam 6,21 s).
Non è un semplice litigio coniugale. Quella di David sembra la prima solenne dichiarazione della regalità giudaica al cospetto delle pretese beniaminite; la gioia del nuovo re è piuttosto interessata e non semplicemente e puramente religiosa. Il suo è un voltafaccia che sottolinea l’ulteriore distacco dal casato di Saul. Quanto a Gerusalemme, che è nella fascia che separa Giuda da Israele, ora ne diventa il trait-d’union. Possiamo immaginare il fervore di costruzioni materiali e spirituali, per rendere la città sede degna del re e delle tradizioni religiose d’Israele, sede capace di tenere uniti i due tronconi del regno.

1.5. La successione al trono

Con 2Sam 7 si può far iniziare quella che si chiamava storia della successione al trono, perché il famoso capitolo della profezia di Natan parla appunto del casato e dei successori di David. Ma 2Sam 7 è anche la conclusione di tutta la storia precedente, il coronamento del progetto divino intravisto nelle dichiarazioni di Gionata e di Abigail; insomma, è il culmine della storia di David e anche uno dei vertici, se non il principale, di tutta l’ODtr. Lo conferma il successivo 2Sam 8, un sommario delle guerre di David con Filistei, Moabiti, Aramei ed Edomiti, tutti ormai sottomessi al suo impero, con un’elenco finale dei suoi ministri. La centralità di 2Sam 6 ss fa nascere qualche dubbio sulla legittimità dell’ipotesi di due storie separate: quella dell’ascesa al trono e quella della successione. Se i capitoli sono la conclusione, per la prima, e il culmine, per tutta la storia, come si può parlare di due storie distinte? Sul problema e sull’importanza teologica di 2Sam 7, dovremo tornare; ora seguiamo il nuovo intreccio dei tentativi di successione al trono davidico.
Effettivamente, la storia della successione presenta un intreccio letterariamente più bello. Dopo un ennesimo atto di riguardo di David per Mefiboset o Meribbaal, ultimo discendente di Saul, comincia la storia della guerra contro Ammon, in cui è inserito il famoso episodio di David e Betsabea e dell’omicidio di Uria. Questo episodio è il punto da cui si dipana tutta la storia della successione e, in punizione del suo peccato, dei dispiaceri dati al re dai suoi figli. Il personaggio principale della storia, e antagonista di David, è Assalonne, che entra in azione subito dopo l’annuncio della nascita di Salomone. Amnon, primogenito di David avuto da Achinoam (2Sam 3,2), violenta Tamar, sorella di Assalonne, che David ha avuto da Maaca (3,3), e Assalonne lo fa uccidere. Egli fugge nella Transgiordania settentrionale, dal nonno materno; vi rimane tre anni. Quando il dolore di David si affievolisce, Gioab, generale in capo, ricorre a una signora molto abile per far breccia sul cuore del re e ricondurre Assalonne prima a Gerusalemme e poi, due anni dopo, alla corte paterna, dove finalmente avviene la riconciliazione (2Sam 14).
Cominciano subito le trame di Assalonne per conquistare il regno, forte delle sue radici settentrionali per via di madre. Si avvale di Achitofel, consigliere del re, passato dalla sua parte. Alla fine, David è costretto di nuovo a fuggire, come ai tempi di Saul. È doloroso e umiliante il suo salire lungo l’erta del monte degli Ulivi verso il Giordano, tra le invettive di Simei, che egli accetta perché volute dal Signore (2Sam 16,12). Intanto, manifestando ancora una volta il suo acume politico, ordina a Cusai di restare in città, come finto consigliere di Assalonne, per sventare i consigli di Achitofel. Inoltre, lascia l’arca a Gerusalemme e, con essa, il fedele sacerdote Sadok, ai cui figli chiede di essere suoi informatori segreti, dando loro appuntamento ai guadi del Giordano. Con Sadok si ferma a Gerusalemme anche Ebiatar.
Il consiglio di Achitofel era di inseguire subito David, approfittando del suo momento di estrema debolezza militare. Era un consiglio saggio, ma Cusai riesce a far prevalere il suo, quello di aspettare e rinforzarsi. Così David, appena giunto al di là del Giordano, a Mahanaim, già sede dell’effimero regno di lsh-Baal, si riprende e si riorganizza. Achitofel si suicida e nella battaglia, cui i soldati non vogliono che partecipi il re, Assalonne viene sconfitto e ucciso dallo stesso Gioab, nonostante le raccomandazioni del re di risparmiarlo. Appare qui più che mai la grandezza d’animo di David, così addolorato per la morte di Assalonne da suscitare le ire di Gioab deluso e stanco del comportamento del ribelle pretendente al trono. Era stato, dopo tutto, Gioab a tessere tanti intrighi per farlo riconciliare col padre! Finalmente David rientra a Gerusalemme e rimette le cose a posto, riconquistandosi anche il Nord (2Sam 19,41-44).
L’ultima polemica con Gioab o forse il fatto che, per la vecchiaia, il re comincia a perdere il controllo, spingono David a scegliere un altro generale in capo, Amasa, ex generale di Assalonne, per sedare l’ennesimo scisma settentrionale. È la rivolta del beniaminita Seba. Per mantenere il comando dell’esercito, Gioab fa fare ad Amasa la stessa fine di Abner e sventa la sommossa; quindi le cose e le funzioni a corte tornano come prima (2Sam 20).
La finale della storia della successione si trova in 1Re 1ss. Prima però, come un’appendice, ci sono gli ultimi quattro capitoli di 2Sam. Effettivamente, non hanno molto a che fare con la storia della successione. C’è una vendetta dei Gabaoniti ancora contro discendenti di Saul e un ennesimo elenco di vittorie sui Filistei (c. 21); si riporta il Sal 18 (c. 22) e una poesia-riassunto della vita di David assieme all’elenco dei suoi eroi. Però nel complesso dell’ODtr molto importante è l’ultimo capitolo: 2Sam 24. Il censimento, voluto da David e disapprovato da Gioab, provoca il castigo divino della peste, ma alla fine David compra l’area resa sacra dalla presenza dell’angelo sterminatore al momento della cessazione del castigo per Gerusalemme. Ed è l’area del futuro tempio salomonico, centro della vita religiosa d’Israele, pegno della protezione divina, e punto capitale dell’Odtr (cf. 1Re 8).
Torniamo alla penultima tappa. Adonia, figlio di David e di Agghit, pretendente al trono dopo Assalonne, tenta di giocare le sue carte. Ha dalla sua parte Gioab e il sacerdote Ebiatar. Ma su David, ormai vecchio e impotente, hanno più influsso il sacerdote Sadok, Natan e Betsabea, madre di Salomone. Così il regno è strappato ad Adonia e dato a Salomone. David muore e Salomone non dimentica la parte svolta da Adonia e da Gioab. Al momento opportuno, come se si trattasse di un suo dovere verso David, li elimina, assieme a quel Simei che aveva oltraggiato il re mentre fuggiva da Assalonne. Viene rimosso anche Ebiatar, e resta a capo del sacerdozio solo Sadok. Nell’ODtr così termina la storia di David e inizia quella di Salomone.

2. David nell’opera del Cronista

Quanto mutevole sia nelle differenti epoche la maniera di narrare una storia lo vediamo ora rileggendo quella di David nella versione dell’OCr. L’inizio è costituito da nove capitoli di dati genealogici delle singole tribù. Già lì l’attenzione si fissa soprattutto su Giuda (1Cr 2 ss; e la linea discendente di Perez-Chezron: c. 4) e su Levi (c. 6), perché al Cronista interessa narrare sia la storia della monarchia davidica, le cui origini sono dalla stirpe di Giuda, sia la storia del culto, diretto dai Leviti. Addirittura, dedica il c. 3 alla genealogia dei discendenti di David, una sorta di anticipo della storia che si sta per narrare. Ma questa comincia solo dalle ultime battute del regno di Saul. E la storia di David comincia subito dal momento in cui egli, a Hebron, sta per divenire anche re di tutto Israele.
È noto che il Cronista segue fondamentalmente il documento dell’ODtr. Da questo, dunque, egli prende subito l’episodio della conquista di Gerusalemme (2Sam 5), e gli elenchi delle vittorie e degli eroi, che abbiamo visto in appendice (2Sam 23). Aggiunge un proprio capitolo, 1Cr 12, i cui dati mostrano i gruppi delle varie tribù del Nord (Beniamino, Gad, Manasse) che già erano passati dalla sua parte durante la vita alla macchia (cc. 1-23) e il successivo periodo del regno a Hebron (cc. 24-41).
Nel successivo racconto del trasporto dell’arca a Gerusalemme, il Cronista approfitta dell’episodio della morte di Uzza, riferito nel documento dell’ODtr, per sottolineare la necessità dei Leviti. Dopo un elenco delle vittorie sui Filistei, preso sempre da 2Sam 5, in 1Cr 15 ss riprende il racconto del trasporto dell’arca, ma qui, a differenza dal racconto dell’ODtr, abbiamo un lungo elenco o schieramento delle forze levitiche, quelle per il servizio alla tenda e quelle per il relativo canto liturgico. Si riportano addirittura i salmi cantati, che sono parte dei Sal 105.96.106, e si precisa quali gruppi di Leviti siano addetti all’arca trasportata a Gerusalemme e quali, invece, assieme al sacerdote Sadok, siano destinati alla tenda di Gabaon, dove già da prima si svolgeva il culto regolare e continuerà a svolgersi fino alla costruzione del tempio.
Segue, come nella storia dell’ODtr (2Sam 7), il capitolo sulla promessa di Natan (1Cr 17) e quello delle guerre con Ammon, che nel documento ODtr dà inizio alla storia della successione. Ma il Cronista omette sia l’episodio della colpa con Betsabea (2Sam 11) e sia tutta la storia delle rivolte di Assalonne, compresa la violenza fatta da Amnon a Tamar (2Sam 13); omette anche le relazioni (benevole) di David con i discendenti di Saul (2Sam 9).
Il Cronista passa, poi, al racconto del censimento e della peste (1Cr 21), che abbiamo visto alla fine dell’appendice e di tutto 2Sam, e di lì prende il volo per un altro ampio elenco di dati riguardante il materiale per la costruzione del tempio di Gerusalemme e l’organizzazione del servizio sopratutto religioso. Qui niente proviene dal documento ODtr; tutto è invenzione del Cronista. Nel c. 22 tutto è sotto forma di discorso o esortazione di David a Salomone, perché costruisca il tempio con il materiale preparatogli, e ai capi d’Israele, perché l’aiutino. Gli altri capitoli sono invece degli elenchi: i Leviti in generale (c. 23), suddivisi in sacerdoti (c. 24), cantori (c. 25) e portieri (c. 26). Solo l’ultimo elenco descrive l’organizzazione civile del regno (c. 27).
Anche gli ultimi capitoli (cc. 28 ss) dell’OCr di David sono in gran parte propri. Abbiamo l’ultimo discorso di David, non decrepito, come nell’ODtr, ma cosciente e solenne. Parla al popolo e a Salomone, al quale consegna il progetto del tempio e i fondi per costruirlo; invita la gente ad aggiungere le proprie offerte. Il discorso si conclude con una preghiera e con i sacrifici, al termine dei quali Salomone è proclamato re, senza alcun cenno al tentativo di Adonia e senza altre difficoltà.

3. La promessa dì Natan (2Sam 7 e 1Cr 17)

Potremmo fare qui un’altra sosta per meditare sulla promessa di Natan, che è il perno di tutta la storia che stiamo esaminando sia dal punto di vista della composizione, perché si trova in mezzo tra le due parti della storia, sia dal punto di vista teologico, perché mostra le ragioni della scelta di David e del progetto divino di cui lui è strumento in Israele.
Riassumiamo la prima parte dei due capitoli perché è nota a tutti. David vuol costruire una «casa» a Dio, ma il profeta Natan, dopo la prima approvazione, sotto ispirazione divina rifiuta il progetto. È piuttosto Dio che vuol costruire un «casato» a David: «Ti farò un nome grande come il nome del più potenti della terra [...]. Certamente il Signore ti farà una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, allora io farò sorgere dopo di te il tuo discendente che uscirà da te, e renderò stabile il suo regno [...]. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio [...]. La tua casa e il tuo regno dureranno per sempre alla mia presenza, il tuo trono sarà saldo in eterno [...]» (2Sam 7,9.11b-12.14a.16).
Ma è la seconda parte che ci sembra meriti di essere meditata tutta. È il Magnificat di David, anche se non risale a lui e non è in poesia come altri brani citati:

«Chi sono io, o mio Signore Dio e che cos’è la mia casa, che mi hai condotto fin qui? E questo è ancora poca cosa al tuo cospetto, o mio Signore Dio, che hai parlato alla casa del tuo servo anche per un futuro lontano; questa è la legge dell’uomo, o mio Signore Dio. Che cosa potrà dirti ancora David? Tu conosci il tuo servo, o mio Signore Dio. A motivo della tua parola e secondo il tuo cuore operi tutte queste grandi cose, per farle conoscere al tuo servo. Per questo sei grande, o Signore Dio; non c’è nessuno come te e non c’è Dio fuori di te, secondo quanto abbiamo udito con le nostre orecchie [...]. E ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato riguardo al tuo servo e alla sua casa rendila stabile per sempre, fa’ come hai detto. Grande sarà il tuo nome per sempre quando si dirà: “Il Signore degli eserciti è il Dio d’Israele!”. E la casa del tuo servo David sarà stabile al tuo cospetto. Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d’Israele, hai fatto questa rivelazione al tuo servo: “Edificherò a te una casa!”. Per questo il tuo servo ha trovato il coraggio per rivolgerti una tale preghiera. E ora, o mio Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità e tu hai predetto al tuo servo queste belle cose. Ora degnati di benedire la casa del tuo servo, perché rimanga per sempre davanti a te, perché tu, o mio Signore Dio, hai parlato; così per la tua benedizione la casa del tuo servo sarà benedetta per sempre» (2Sam 7,18b22.25-29).

La frequenza straordinaria del nome Dio e Signore in questa preghiera sottolinea il vertice dell’unione del re con Dio. Assieme all’assicurazione del v. 14: «Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio» è quasi un preludio dell’unione del Messia futuro con Dio.

4. Tentativi di ricostruzione storica

4.1. La storia del Cronista

Cominciamo dalla storia più recente, quella dell’OCr. È molto più lontana dagli eventi e meno utile per il nostro sforzo di risalire alla figura storica di David. Inoltre, essa prende il materiale in gran parte dal documento precedente. Solo qualcuno dei suoi elenchi potrebbe essere utile al nostro scopo. Di racconti suoi propri non ce n’è, a meno di voler considerare tali i discorsi finali di David, che abbiamo chiamato «invenzioni». Il materiale proprio del Cronista è costituito sopratutto dagli elenchi. Quelli della storia di David riguardano specialmente i Leviti, sacerdoti, ministranti e cantori per il culto. Li abbiamo in due momenti: prima, in occasione del trasporto dell’arca per l’organizzazione del culto provvisorio; poi, alla fine della storia, quando si sta organizzando il culto definitivo in previsione dell’imminente costruzione del tempio salomonico.
Da tutto ciò difficilmente ricaviamo notizie storiche particolari riguardanti la vita di David. È tutto frutto della mentalità dell’autore, cui sta a cuore il culto del suo tempo. A David risale l’intenzione di costruire il tempio, come dice anche il nucleo primitivo del racconto dell’ODtr della profezia di Natan, e la sua capacità di comporre canti anche religiosi. Il resto lo inventa il nostro autore. Dal punto di vista storico, qui non ci interessa altro; perciò non stiamo a domandarci a quando può risalire, partendo dal 350 a.C., l’organizzazione liturgica e il relativo canto sacro descritta dal Cronista.
Altro discorso è quello teologico. Non è da disprezzare il progetto davidico descritto in questa storia. David non può portarlo a termine, ma fa ogni sforzo per porre le premesse. Così risponde al dono divino offertogli dalla promessa di Natan: David non costruirà la «casa» al Signore, è il Signore che gli costruirà un «casato». Il Cronista, facendo fare ogni sforzo a David verso la realizzazione del progetto del tempio e del relativo culto, vuol indicare che le due cose, casa di Dio e casato davidico, sono strettamente connesse. Questa connessione, misteriosa e a volte oscura, è un tema su cui non avremo mai meditato abbastanza, fino alle applicazioni odierne: anche oggi che connessione ci dev’essere tra il Messia davidico, cioè Cristo, e il culto? Tra politica e culto? Sono domande grosse che non dovrebbero permetterci di rigettare la storia dell’OCr di David, dalla quale si potrebbe ricavare qualche risposta, anche se non troviamo in quella dettagli storici importanti.

4.2. La storia deuteronimistica

Oggi la vecchia tesi dei due documenti antichi, ascesa al trono e storia della successione, quasi contemporanei agli eventi, non è più accettata.
Tra le due fasi, quella iniziale, contemporanea agli eventi, e quella giosiana, ci sono altre fasi intermedie nella formazione del racconto.Gli studiosi sono riusciti a delineare una prima versione dei fatti favorevole a David, dove si mettevano in risalto le sue capacità politico-militari nella formazione dello stato d’Israele, formato dai due tronconi messi insieme dal re, nonostante quelle difficoltà che le rivolte di Assalonne e di Seba lasciano intravedere, e che, dopo la morte di Salomone, portano immediatamente allo scisma dei due regni. Si aggiunge gradatamente il contorno a tali racconti: una serie di episodi più leggendari, come l’unzione di David da parte di Samuele, il duello col gigante Golia, gli attentati alla corte di Saul, la duplice grazia concessa da David a Saul, episodi in cui è più difficile stabilire storicità, origine e datazione. Gli episodi della seconda parte della storia sembrano storicamente più sicuri, ma forse fanno già parte di una seconda fase, nella quale il nucleo primitivo di racconti fu sviluppato e inserito in un contesto più ampio e non favorevole a David, che vi appare con le sue debolezze, compresa quella della colpa con Betsabea, e la sua progressiva incapacità nelle guerre, dove le vittorie sono tacitamente attribuite più a Gioab che a lui, nelle decisioni politiche, a proposito delle pretese al trono dei figli Assalonne e Adonia, e anche nell’attività sessuale (1Re 1). L’ottica di questa seconda maniera di raccontare i fatti sembra piuttosto quella di cerchie della corte influenzate da Gioab.
Ci sarebbe poi una terza stesura, favorevole a Salomone. Vi si parla del desiderio di vendetta manifestato da David sul letto di morte nei confronti di Gioab e Seba (1Re 2), scagionando così Salomone anche per le altre epurazioni compiute all’inizio del suo regno. Saremmo nel sec. VIII a.C., prima del crollo di Samaria, avvenuto nel 721, quando i difetti della monarchia vengono minimizzati nell’ottica dell’ideologia regale, che perdura ancora un secolo dopo, nonostante le esperienze negative, al tempo di Giosia. Il tramonto dell’impero assiro permette di sognare una ripresa e una realizzazione della promessa di Natan e della connessa prosperità di Giuda e di Gerusalemme, cose di cui nei decenni passati si aveva avuto qualche pegno: per esempio, la miracolosa liberazione della città dall’assedio assiro nel 700 a.C. (2Re 18 ss e Is 36 ss).
Effettivamente la storia così com’è in 1 e 2Sam è una costruzione basata su documenti anche antichi, ma elaborata in maniera che è quasi impossibile separarli e individuarli. L’episodio poi della promessa di Natan (2Sam 7) è centrale e legato a entrambe le parti della storia di David, anzi è centrale per tutta quanta l’ODtr, sopratutto nella sua prima stesura o redazione, che abbiamo datato al tempo di Giosia.

4.3. Profilo storico di David

Adesso che abbiamo davanti tutto il materiale, tardivo e antico, possiamo farci un’idea più corretta del David storico, evitando lo scoglio fondamentalista dell’accettazione cieca di ogni dettaglio del racconto biblico, come se tutto fosse storico, e quello dello scetticismo, che non ne accetta nessuno. Dobbiamo ricordare, però, che anche ciò che è storicamente meno sicuro non va buttato, perché ha un messaggio religioso altrettanto importante di quello storico.2
David dunque è un giovane betlemita che viene arruolato al servizio di Saul. È un brillante capitano, che riscuote grande successo sia in guerra sia presso la corte, dove emerge la sua intelligenza anche politica e la sua arte poetico-musicale. Le sue doti fanno ombra al re e ai pretendenti al trono. Tra essi, però, Gionata e Mikal superano le tensioni di corte con l’affetto. La singolare amicizia col primo e il matrimonio con la seconda devono essere storici. Ma David è costretto a fuggire; la cosa gli riesce anche grazie a tali legami. Si circonda di sbandati o banditi. Il gruppo si ingrandisce, diventa una forza militare capace di difendere gli interessi del Sud di fronte alle scorrerie di altri banditi e gruppi locali, ma anche di fronte al Nord e al beniaminita Saul. E così David torna a essere pericoloso, e più di prima, per la casa reale. Ormai gli eventi stessi lo spingono verso il trono, ma con la saggezza e l’astuzia che lo caratterizzano, egli fa le cose con cautela e prudenza. Non intende semplicemente sedere sul trono di Saul, ma arrivare a costruire uno stato forte, basato sull’unione dei due tronconi di Israele. Il tutto senza crearsi fin dall’inizio dei nemici.
A diventare re a Hebron, quasi lo costringe l’ostilità di Saul. E quando questi scompare – non per colpa sua ma dei Filistei, nemici d’Israele, presso i quali David si era rifugiato, senza però compromettersi – egli ha davanti la strada spianata per realizzare il suo progetto. La conquista di Gerusalemme e l’organizzazione della corte, con gli incarichi a ufficiali e ministri, lasciano immaginare lo sforzo per realizzare il progetto. Possiamo immaginare che tra le tante cose da fare – comprese quelle di una condotta morale piuttosto discutibile – ci sia anche la raccolta e l’elaborazione delle tradizioni e del patrimonio religioso delle varie tribù, in parte già divenuto comune e unificato ora a corte. La manovra fatta con l’arca, non sufficientemente valorizzata da Saul, ci fa intravedere il successivo lavoro teologico e letterario attorno ai racconti del Pentateuco e a quelli sull’epoca di Giosuè e dei giudici, ai primi canti religiosi e ai primi salmi, alle prime raccolte sapienziali, al primo culto di marca gebusea. Infatti, si trattava anche di assimilare tradizioni, istituzioni e valori religiosi e politici dello stesso ambiente cananeo di Gerusalemme, particolarmente ciò che aveva attinenza con la cosiddetta ideologia regale. Tutto questo lavorio continuerà anche dopo, ma forse ha il suo culmine durante il regno di Salomone. Le cose però sono cominciate già con David.
Le sue ulteriori affermazioni in campo internazionale, affermazioni favorite dall’indebolirsi delle potenze dell’Egitto e della Mesopotamia, potenziano ulteriormente il regno, ma creano altri problemi e, alla lunga l’indeboliscono. I problemi erano già cominciati con le lotte interne per la successione, sulla cui storicità c’è meno da dubitare. Ma è l’estensione del potere all’esterno che farà poi sgretolare il nucleo interno.
David manifesta ancora tanta abilità, specialmente nel difendersi di fronte ad Assalonne, quando ormai sembrava che tutto fosse perduto. Ma è proprio nelle faccende di famiglia che David si rivela più incapace di controllare la situazione. Questo però è un lato perfino simpatico del suo carattere e della sua vita. Mostra come egli non sia un freddo calcolatore, che per raggiungere i suoi scopi sa controllare perfettamente anche i suoi sentimenti. È un grande politico, che però non è soffocato dalla ragione di stato nei suoi sentimenti e nel suo amore. Accanto al bene d’Israele sa mantenere quello per la sua famiglia, senza strumentalizzare l’una cosa all’altra. Accanto a una grande intelligenza David rivela un grande cuore.
Dio si è servito di questa ricca personalità per dare una grande spinta alla formazione del suo popolo, che doveva passare dall’organizzazione tribale, piuttosto anarchica, a quella monarchica, onde garantirgli la sopravvivenza e dargli maggior coesione. La convinzione della necessità della monarchia è una delle idee principali della prima redazione dell’ODtr. Essa viene contrastata dalla seconda redazione, quella esilica. Le due opinioni si trovano mescolate in 1Sam 8-12.
Attaccata all’idea della necessità della monarchia c’è quella dell’ideologia regale. Alla stregua delle corti dei popoli vicini, sopratutto dell’Egitto, il re viene considerato figlio di Dio, rappresentazione della divinità. Nel culto, che la manovra sull’arca fa cadere sotto il controllo del re, questa ideologia ha la sua culla e il suo ambiente ideale di sviluppo. Alle antiche gesta che l’arca si è portata con se, ora si aggiungono quelle nuove. Vittorie e sconfitte vi trovano ampia eco. La protezione di Dio per il re è anche la protezione della nazione. In questo contesto nasce e si sviluppa la profezia di Natan che abbiamo esaminato. Ideologia regale e promessa del casato stabile danno origine pian piano alle attese messianiche. È in questo ambiente che nascerà il famoso Sal 110: «Oracolo del Signore al mio Signore: “Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”».
Nelle mani di Dio, David è dunque lo strumento privilegiato per far percorrere al suo popolo il cammino della storia verso gli eventi messianici.

5. David e i salmi

Già ne abbiamo riportati alcuni. Il Salterio ne attribuisce ben 72 a David, ma almeno per alcuni non c’è da crederlo. Ad ogni modo, la tradizione e i racconti dell’ascesa al trono attestano la sua abilità nel suono della cetra e nella poesia. C’è anche una voce indipendente, quella di Amos, a metà del sec. VIII a.C. a testimoniarlo. Egli ironizza sulle capacità artistiche dei gaudenti di Samaria. Dice che si credono di cantare come David (Am 6,5).
Uno dei salmi autenticamente davidici dovrebbe essere il Sal 18, che, come abbiamo visto, è citato anche in 2Sam 22. Rappresenta una bellissima sintesi della sua vita e una degna conclusione di quanto abbiamo cercato di ricavare dall’ODtr e dall’OCr:

«Il Signore è mia roccia e mia fortezza, / mio scampo per me è il mio Dio
mia rupe in cui mi rifugio, / mio scudo e mio corno di salvezza;
mia rocca e mio scampo, mio salvatore. / Tu mi salvi dalla violenza.
Invocai il Signore, degno di lode, / e fui salvato dai miei nemici.
Quando mi avvolsero le onde di morte, / i torrenti di Belial mi oppressero,
le corde dello Sceol mi circondarono, / mi affrontarono lacci di morte,
nella mia angustia invocai il Signore, / e verso il mio Dio gridai,
dal suo palazzo ascoltò la mia voce / e la mia supplica giunse alle sue orecchie [...]
Dall’alto stese la mano e mi afferrò, / mi trasse fuori dalle acque profonde.
Mi salvò dal suo potente nemico, / dai miei avversari, perché più forti di me.
Mi affrontarono nel giorno della mia calamità, / ma il Signore fu il sostegno per me.
Mi fece uscire in luogo spazioso, / mi liberò perché si compiace di me [...]
Tu salvi il popolo umile / e sui superbi abbassi gli occhi.
Certo tu sei la mia lampada, o Signore, / è il Signore che illumina le mie tenebre.
Certo con te inseguo una truppa, / col mio Dio posso saltare una muraglia.
Dio, il suo dominio è perfetto, / il comando del Signore è provato.
Egli è scudo per tutti quelli che si rifugìano in lui.
Certo, chi è Dio fuori del Signore / e chi è rupe fuori del Dio nostro?
Questo Dio è la mia fortezza potente / ed estende il suo dominio perfetto,
egli rese i miei piedi come cerve, / mi fa stare in piedi sulle alture;
egli addestrò le mie mani alla guerra / e pose un arco di bronzo nelle mìe braccia.
Tu mi desti il tuo scudo vittorioso / e il tuo trionfo mi ha reso grande.
Tu rendesti il mio passo lungo sotto di me, / e le mie caviglie non vacillarono.
Inseguii i miei nemici e li distrussi, / non tornai indietro finché non li annientai.
Li annientai e li percossi, / tanto che non poterono alzarsi,
essi caddero sotto i miei piedi.
Mi hai cinto di forza per la battaglia, / hai fatto cadere sotto di me i miei aggressori.
Tu mi hai dato la nuca dei miei nemici, / i miei avversari li ho sterminati;
essi guardarono, ma non vi era il salvatore, / verso il Signore, ma non rispose ad essi.
Li ho stritolati come la polvere della terra,
come il fango delle strade / li ho polverizzati e calpestati.
Mi hai liberato dalle lotte del mio popolo
mi hai conservato a capo delle nazioni, / gente che non conoscevo vi ha servito;
i figli dello straniero si umiliano davanti a me, / appena sentono mi ubbidiscono;
i figli dello straniero vengono meno, / escono tremanti dai loro nascondigli.
Viva il Signore! Benedetta la mia rupe!
Sia esaltato il Dio della mia roccia di salvezza, / il Dio che mi concede le vendette
e che mi sottopone i popoli, / che mi sottrae ai miei nemici;
tu mi poni al di sopra dei miei aggressori / e mi salvi da uomini violenti.
Per questo ti lodo, o Signore, tra i popoli / e salmeggerò al tuo nome.
Egli concede grandi vittorie al suo re / e compie opere d’amore per il suo consacrato,
per David e la sua discendenza per sempre» (Sal 18,2-7.17-20.28-51)

6. Conclusione

Una sintesi meno critica ma più completa e ben qualificata della vita di David si trova nel libro del Siracide, del II secolo a.C., presente nella Bibbia greca ma non nella lista dei libri canonici degli Ebrei; un testo recuperato quasi completamente anche nella lingua ebraica in rotoli antichi. La riportiamo come conclusione di queste pagine senza aggiungere altro:

«Come il grasso è separato dal sacrificio, / così fu scelto David tra i figli d’Israele. / Giocò con i leoni come fossero capretti, / e con gli orsi come fossero agnelli. / Non uccise un gigante, pur essendo ancor giovane, / e non tolse l’ignominia del popolo, / quando alzò la mano con la pietra della fionda / per abbattere la tracotanza di Golia? / Infatti egli invocò il Signore altissimo, / che gli diede tanta forza nella destra / per sconfiggere chi era forte nella guerra / e dare la vittoria al suo popolo. / Perciò hanno celebrato la sua vittoria su diecimila, / hanno a lui inneggiato con la benedizione del Signore / e gli hanno offerto un diadema di gloria. / Infatti sgominò i nemici all’intorno, / annientò gli avversari Filistei, / ne distrusse la potenza fino a oggi. / Per ogni sua impresa glorificava il Santo altissimo con parole di lode. / Con tutto il cuore cantava inni, / tanto egli amava il suo Fattore. / Stabilì salmisti davanti all’altare / per addolcire i canti col loro suono. / Diede splendore alle feste / e conferì somma bellezza alle ricorrenze, / perché essi cantavano il suo santo Nome / e il suono allietava fin dal mattino il santuario. / Il Signore perdonò i suoi peccati / e innalzò per sempre la sua potenza; / gli diede il patto di una dinastia regale / e un trono di gloria in Israele» (Sir 47,2-11).

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Novembre 2009 13:41